TEGOLE DAL CIELO

(Pausa). Qui termino…(Krapp stacca, fa correre il nastro all’indietro, rimette in moto) …la parte alta del lago con la barca, fatto il bagno sulla riva, poi spinto la barca al largo e via alla deriva. Lei era distesa sul fondo con le mani sotto la testa e gli occhi chiusi. Solo abbagliante, un filo di brezza, acqua un po’ mossa, come piace a me. Ho notato un graffio sulla sua coscia e le ho chiesto come se l’era fatto. Cogliendo uvaspina, ha detto. Ho ripetuto che secondo me non avevamo speranza, che era inutile continuare, e lei ha fatto segno di sì, senza aprire gli occhi. (Pausa). Le ho chiesto di guardarmi e dopo pochi istanti… (pausa) … dopo pochi istanti lo ha fatto, ma gli occhi erano due fessure per via del sole. Mi sono curvato su di lei per farle ombra e allora si sono aperti. (Pausa. A voce più bassa) Mi hanno fatto entrare. (Pausa). Andavamo alla deriva in mezzo alle canne e ci siamo arenati. Come si piegavano, sospirando, davanti alla prua! (Pausa). Mi sono disteso su di lei, la faccia sul suo petto, la mano su di lei. Stavamo lì, sdraiati, senza muovere. Ma sotto di noi tutto si muoveva e ci muoveva, dolcemente, su e giù, da un lato all’altro. (Pausa). Dopo mezzanotte. Mai sentito tanto silenzio. La terra potrebbe essere disabitata.

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